Le imprese in Italia pagano l'energia elettrica quasi il 40% più della media Ue
in costo energia elettrica imprese on sabato 20 giugno 2009
Le imprese in Italia pagano la bolletta elettrica il 38,7% in più rispetto agli altri paesi europei. Lo sostiene la Confartigianato che ha stilato una classifica dei costi dell'energia divisa per Regioni e province e per settori. La regione più penalizzata è la Lombardia, con 2.025 milioni euro di differenza di costi rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con 920 milioni euro, dal Piemonte con 779 milioni euro e dall'Emilia Romagna con 766 milioni euro. Al quinto e sesto posto la Toscana e il Lazio con maggiori costi pari rispettivamente a 567 milioni e 500 milioni euro. Se, in media, ogni azienda italiana paga l'energia elettrica 1.380 euro all'anno in più rispetto alla media degli imprenditori europei, questa differenza, secondo l'analisi, si allarga a 2.790 euro per ogni impresa del Friuli Venezia Giulia, a 2.
La classifica per quel che riguarda le province vede al primo posto per il più ampio divario di costi Milano, con un gap di 606 milioni euro, poi Brescia (453 milioni euro), Torino (325 milioni euro), Roma (319 milioni euro), Bergamo (273 milioni euro). A livello settoriale, le aziende maggiormente penalizzate sono quelle manifatturiere e delle costruzioni che complessivamente pagano un maggior onere rispetto alla media europea pari a 5.782 milioni euro, mentre le imprese dei servizi subiscono un maggiore costo di 2.641 milioni euro. «Il pessimo record italiano sul fronte del caro-energia dipende soprattutto dal mancato completamento della liberalizzazione del mercato dell'energia» osserva il Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini. Per dimostrarlo, Confartigianato ha confrontato i prezzi dell'energia elettrica al netto delle imposte nei 10 paesi europei (Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia Portogallo e Polonia) che non hanno produzione di energia elettrica con il nucleare. Il risultato è che il costo dell'energia, escluse le tasse, in Italia rimane più elevato del 48,1% rispetto ai dieci paesi 'no nukè. Guerrini sollecita pertanto «riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell'elettricità e del gas, puntino sull'efficienza energetica e sull'uso di fonti rinnovabili, consentano di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell'energia».
La classifica per quel che riguarda le province vede al primo posto per il più ampio divario di costi Milano, con un gap di 606 milioni euro, poi Brescia (453 milioni euro), Torino (325 milioni euro), Roma (319 milioni euro), Bergamo (273 milioni euro). A livello settoriale, le aziende maggiormente penalizzate sono quelle manifatturiere e delle costruzioni che complessivamente pagano un maggior onere rispetto alla media europea pari a 5.782 milioni euro, mentre le imprese dei servizi subiscono un maggiore costo di 2.641 milioni euro. «Il pessimo record italiano sul fronte del caro-energia dipende soprattutto dal mancato completamento della liberalizzazione del mercato dell'energia» osserva il Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini. Per dimostrarlo, Confartigianato ha confrontato i prezzi dell'energia elettrica al netto delle imposte nei 10 paesi europei (Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia Portogallo e Polonia) che non hanno produzione di energia elettrica con il nucleare. Il risultato è che il costo dell'energia, escluse le tasse, in Italia rimane più elevato del 48,1% rispetto ai dieci paesi 'no nukè. Guerrini sollecita pertanto «riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell'elettricità e del gas, puntino sull'efficienza energetica e sull'uso di fonti rinnovabili, consentano di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell'energia».
This entry was posted on sabato 20 giugno 2009 at 14:17 and is filed under costo energia elettrica imprese. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can